a Roma - MASSAGGIO  tecniche avanzate

   ABCDservizi.com - italian directory   Massaggi   Aloe     Design   Accademia-3d   Amici   Siti-Web

abcdservizi.com - Rome  ITALY



MASSAGGIATORE
TEL. 3477244003
‾‾‾‾‾‾‾‾‾‾‾‾‾
Bagni di sale
Massaggi - Cellulite
Massaggio Ayurvedico Massaggi in acqua Manipolazione viscerale Manipolazione curativa
Forza delle mani
Cellulite: malattia?
Linfodrenaggio
Riflessologia plantare
Obesità
Sport in gravidanza
Cervicale
Pigrizia killer
Attività fisica e mente
Fangoterapia
Cura del corpo
Bagno turco

Inestetismi della pelle
Inestetismi vascolari
Peeling
Rughe
Smagliature


Ipertensione
Fatica - sonno
Fatica - stress
Aggressività
Sistema immunitario
Artrite reumatoide
Ictus
Intimo Donna
Contraccezione
Ecosistema vaginale
Menopausa
Menopausa 2
Vampate di calore
Paura di invecchiare INVECCHIARE cervello INVECCHIARE bene1
Parassiti
Aria in casa

Cibo sano
dieta Colesterolo
Dieta abbinata
Dieta antiossidanti
Dieta body-builder
Dieta carovita

Acqua
Disintossicazione
Acidificazione
Zinco
Calcio
Ferro
Potassio
Magnesio
Acido Folico
vit. A - Betacarotene
vitamina  B 1
vitamina  B 2
vitamina  B 5
vitamina  B 6
vitamina  B 12
vitamina  C
vitamina  D
vitamina  E
vitamina H - Biotina
vitamina  K

ANATOMIA
Sistema Scheletrico testo e video
Apparato Muscolare testo e video
Sistema Nervoso testo e video
Organi di Senso testo e video
Sistema Endocrino
Sistema Cardiovascolaretesto e video
Sistema Linfatico
Apparato Respiratorio testo e video
Apparato Digerente testo e video
Apparato Urinario testo e video
Apparato Riproduttivo testo e video

• VIDEO •
The Secret testo e video
il circolo della farfalla testo e video


TEL. 3477244003
© 2014  
massaggiatoreroma@yahoo.it


Massaggi - Cellulite



Ci sono delle piccole strategie alle quali tutti possono ricorrere per poter avere un corpo perfetto. Si tratta di vere e proprie coccole che consentono di rilassarsi, allentare le tensioni e anche modellare il proprio corpo in modo piacevole. Bisogna precisare che i massaggi miracolosi che fanno dimagrire non esistono, ma esistono delle tecniche efficaci che vi consentono di modellare alcuni punti del vostro corpo in modo mirato, e fra queste tecniche rientra:

la vita sedentaria,
la pigrizia,
stare troppo tempo seduti,
ma anche una cattiva alimentazione
soprattutto mangiare troppi dolci,
possono essere le cause della cellulite.

Molte volte la cellulite può essere causata anche da fattori ormonali e precisamente dagli estrogeni che aumentano la ritenzione idrica.

Non serve mettersi a dieta o esagerare con esercizi fisici massacranti, bastano dei piccoli accorgimenti per avere un corpo perfetto.

Privilegiare alimenti sani, come frutta e verdura, che favoriscono

il drenaggio dei liquidi e fare il pieno di vitamine e minerali.

Inoltre la regola fondamentale è muoversi, svolgere un'attività fisica con regolarità, ma senza esagerare, altrimenti l'unico risultato che si ottiene è un gonfiore dei muscoli, con l'effetto contrario di rallentare la circolazione.

Bastano 20 minuti, ogni giorno, di bicicletta o camminata veloce. Importanti in questo caso, per combattere la cellulite sono i massaggi, che rappresentano una tecnica molto efficace per combattere l'inestetismo che si manifesta con la classica pelle a buccia d'arancia.

Ogni trattamento mirato, deve essere abbinato a un massaggio di almeno 10 minuti. Bisogna massaggiare dalla pianta del piede con dolcezza, e risalire lentamente, soffermandosi con movimenti insistenti nelle zone più colpite dalla cellulite.

Anche gli elettrostimolatori, sono molto efficaci, consentono di mettere in attività la zona delle gambe, e di favorire la circolazione sanguigna e linfatica.

Inoltre un alleato alla lotta alla cellulite è anche rappresentato dalla pratica del nuoto. I movimenti delle gambe in acqua, sono molto efficaci, questa attività consente di attivare la sudorazione dei tessuti, rimodellando e riducendo.

Insomma, basta poco per avere un fisico in forma e per combattere l'inestetismo della cellulite.



Pressoterapia

E' possibile ridurre la circonferenza dei vostri glutei e delle vostre cosce, senza sacrifici attraverso questo massaggio che elimina il ristagno dei liquidi e contrasta gonfiori e pesantezza. Ma contribuirà anche a farvi rilassare e apprezzare la delicatezza di una delle tecniche più efficaci e antiche per la cura del corpo .

Dopo un massaggio linfo-drenante su cosce e glutei, basta bendare queste stesse zone con sostanze vegetali, come le alghe snellenti, e indossare dei gambali speciali che esercitano una piacevole pressione che consente di eliminare le scorie.

Queste sedute costano dai 40 ai 70 euro l'una e per ottenere dei risultati è necessario ripetere il trattamento per almeno 15 sedute.

Infine per evitare di ricorrere a esercizi massacranti o diete piene di sacrifici, un'altra strategia possibile è rappresentata dal comodo ricorso ai fanghi. Alghe, qualche goccia di oli essenziali di rosmarino, menta, salvia e lino marino sono gli ingredienti di questa efficace ricetta a base di fanghi, consentono di rassodare i glutei, le gambe e le braccia, e allentano le tensioni, arrecando un piacevole effetto rilassante.

Ogni trattamento dura circa 40 minuti e costa dai 50 ai 70 euro. Dopo 10 sedute potrete avere i primi risultati visibili. Quindi bastano anche delle piccole strategie, per avere un fisico in perfetta forma e per dedicarsi non solo al corpo ma anche a un piacevole rilassamento delle mente.



benefici del massaggio



AZIONE FISIOLOGICA DEL MASSAGGIO

L’azione fisiologica del massaggio deriva dalla duplice azione che il massaggio esercita sull’organismo: l’azione diretta o meccanica; l’azione indiretta o riflessa. Azione diretta o meccanica

Consiste nel facilitare la circolazione sanguigna, linfatica e umorale nelle regioni sottoposte al massaggio.
Ogni tecnica di massaggio stimola la zona in cui viene applicata.


Azione sulla circolazione del sangue,

L’apparato circolatorio è un sistema di vasi chiusi con una pompa (il cuore) che spinge il sangue dal centro alla periferia e lo fa tornare dalla periferia al centro, E’ facile allora dedurne che il massaggio agisce sulla circolazione sanguigna favorendo il ritorno del sangue venoso dalla periferia al cuore.

La “stasi venosa”, di cui sono evidente espressione le vene turgide e che si verifica dopo ogni sforzo fisico prolungato, viene così eliminata.
In questi casi però il massaggio non va praticato immediatamente appena cessato lo sforzo, specialmente se questo è stato intenso e prolungato.
Infatti, vi è un sovraccarico al cuore destro notevole poiché, a causa dell’ingorgo venoso, in questa situazione un ulteriore pompaggio di sangue dalla periferia verso il centro potrebbe mettere in difficoltà l’azione cardiaca di recupero.
E’ necessario che il massaggio venga eseguito quando le condizioni circolatorie, specie periferiche, abbiano superato la fase critica e si sia già iniziato il processo di graduale ritorno della circolazione alle condizioni fisiologiche.



Azione sulla circolazione linfatica e umorale.

Il massaggio facilita la circolazione linfatica e umorale nelle regioni sottoposte al massaggio e come conseguenza determina:

- un pronto riassorbimento dei trasudati, edemi ecc.;
- una accelerazione nel ricambio nel tessuto trattato;
- una rapida immissione in circolo, per la successiva eliminazione di eventuali scorie tossiche stagnanti alla periferia;
- il facile dissolversi di depositi organici post-traumatici o di alterato ricambio (celluliti o peimicoliti, nodosità sottocutanee, nodosità muscolari, ecc);
- l’espulsione dell’acido lattico dal muscolo affaticato.



Azione sui muscoli

I benefici effetti che il massaggio provoca sui muscoli sono dovuti anzitutto al miglioramento della corrente sanguigna, che facilita l’afflusso di ossigeno e di glicogeno, e al deflusso dell’acido lattico accumulatosi nel muscolo affaticato; i crampi muscolari così frequenti e dolorosi nei soggetti non allenati vengono spesso eliminati con un adeguato massaggio.

Nelle malattie dal ricambio esso favorisce il riassorbimento di depositi anormali grazie all’aumentata vascolarizzazione.

Il massaggio infine provoca nei muscoli, particolarmente in quelli inattivi o ipotonici, un aumento della eccitabilità ed un conseguente rapido ritorno al normale trofismo.
Tale azione eutrofia e stimolante è dovuta alle contrazioni idiomuscolari che esso provoca nella sede in cui viene applicato, senza l’intervento del sistema nervoso centrale.



Azione sulle terminazioni nervose periferiche.

Sulle terminazioni sensitive, il massaggio si manifesta con il tipico effetto antalgico, dovuto probabilmente alla migliorata circolazione locale.
Sulle terminazioni motorie, il massaggio si manifesta con l’effetto di rilassamento muscolare.




Azione sulla cute e annessi.

Il massaggio esporta le cellule caduche dello strato più superficiale della pelle, attivando così la fUnzione respiratoria ed escretoria di essa. Agisce inoltre sulle ghiandole sebacee e sudoripare stimolandole alla secrezione.



Azione indiretta o riflessa


L’azione indiretta o riflessa del massaggio si manifesta tramite il sistema nervoso
vegetativo la cui stimolazione distrettuale determina effetti sia locali sia generali.
L’effetto locale consiste nel richiamare il sangue in superficie (iperemia attiva).
Con gli effetti generali:

- il polso diventa più ampio,più calmo e sostenuto, più regolare;
- la respirazione diventa più ampia e facile;
- le ghiandole a secrezione interna fUnzionano meglio;
- i vari organi funzionano meglio;
- tutto il complesso organico funziona meglio;
- la psicologia e la psicosomatica sono coinvolte positivamente.




Durante il Massaggio il nostro corpo viene omaggiato da movimenti ritmici, fluidi avvolgenti, dolcemente affettivi che fasciano l'intera superficie del corpo, da sfioramenti e pressioni sui muscoli e dolci stiramenti.

Riposa, calma liberando la mente dai pensieri, tonifica, agisce sul sistema muscolare sciogliendo le contratture e rendendo più elastiche le articolazioni.
Stimola la circolazione sanguigna e linfatica, riattiva la vitalità della respirazione, favorisce la digestione e l'eliminazione delle tossine.

Ha effetto benefico sull'attività mentale, sulle emozioni che affiorano uniforma la temperatura delle varie zone del corpo favorendo la circolazione delle energie vitali. Modella il corpo e lo ringiovanisce e in questo senso funziona come cura di bellezza.

E particolarmente indicato a chi intende superare ansie e paure, a chi persegue il Relax e a chi vuole rimediare a tutti i malesseri dello Stress (insonnia, difficoltà digestive, tachicardie, sensazioni di soffocamento, eccesso di dinamismo, mancanza di energie, depressione, sfiducia ecc.)

In generale è adatto a tutte le persone perchè comunque ci fa sentire bene e in forma, donando una straordinaria sensazione di Benessere Globale.






IL SISTEMA LINFATICO

Il sistema linfatico risulta costituito dai vasi linfatici, dai linfonodi, dalla milza, dal tessuto linfoide sparso nel tubo digerente (tonsille comprese) nell’apparato respiratorio e nelle vie genito-urinarie.

Il liquido che circola nell’ambito del sistema dei vasi linfatici è dello LINFA.



LA COMPOSIZIONE DELLA LINFA


La composizione chimica della linfa è simile a quella del liquido interstiziale e del plasma. La linfa è un liquido contenente un numero variabile di linfociti, alcuni granulociti, gas (anidride carbonica e piccolissime quantità di ossigeno), ma nessuna piastrina (per tale ragione coagula molto lentamente). Le altre sostanze presenti nella linfa variano per natura e concentrazione in rapporto all’organo in cui circola la linfa esaminata.
Nei vasi linfatici dell’intestino la linfa possiede un cospicuo contenuto lipidico. Acqua, glucosio e Sali sono presenti nelle medesime concentrazioni proprie del plasma sanguigno; invece, la concentrazione di proteine è alquanto ridotta.
Nella linfa sono presenti anche enzimi e immunoglobuline (anticorpi).
Il peso specifico della linfa è compreso tra 1.015 e 1.023.



LA FORMAZIONE DELLA LINFA


La linfa si forma in seguito alla penetrazione del liquido interstiziale all’interno del lume dei capillari linfatici. Tale penetrazione avviene secondo il processo fisico dell’ultrafiltrazione. Le sostanze colloidali presenti nel liquido interstiziale penetrano preferen.zialmente nei capillari linfatici, piuttosto che in quelli ematici. Anche acqua, cristalloidi e altri composti attraversano la parete dei capillari linfatici.

Poiché il liquido interstiziale si forma EX NOVO senza interruzione, anche la linfa si forma EX NOVO di continuo. Il sistema dei capillari linfatici coadiuva, perciò, i capillari ematici e le venule nella rimozione del liquido interstiziale dei tessuti e nella sua restituzione al sangue circolante.

Normalmente, la pressione di filtrazione è maggiore nei capillari sanguigni (rispetto alla pressione del liquido interstiziale e della linfa) a causa dell’attività contrattile del cuore e dell’elasticità propria delle pareti arteriose. Ciò fa sì che le sostanze colloidali che fuoriescono dai capillari sanguigni non vi possano rientrare nuovamente, dovendo perciò imboccare la via dei capillari linfatici.



I VASI LINFATICI


Lo schema organizzativo del sistema vascolare linfatico è simile per molti versi a quello secondo cui è costituito il sistema dei vasi sanguigni, sempre che non si tenga conto del cuore e delle arterie.
I capillari linfatici sono a fondo cieco e di diametro microscopico e formano delle reti (o plessi) simili a quelle proprie dei capillari ematici. Come i capillari sanguigni confluiscono tra di loro formando le venule, così i capillari linfatici si riuniscono tra di loro, dando origine a vasi di calibro maggiore detti TRONCHI LINFATICI. I tronchi linfatici confluiscono progressivamente in vasi di calibro sempre maggiore finchè si svuotano in due dotti principali, cioè: il DOTTO TORACICO (a sinistra), e il DOTTO LINFATICO (a destra).

Il dotto toracico (o dotto toraco-linfatico sinistro) inizia con una dilatazione, la CISTERNA DEL CI-fiLI (o di Pequet), posta dinnanzi al corpo della seconda vertebra lombare. Il dotto toracico sale quindi verso l’alto, mantenendosi sempre in posizione centrale e, infine, si connette con la vena brachiocefalica sinistra nella sua zona iniziale, cioè alla confluenza della vena giugulare interna di sinistra con la vena succlavia di sinistra. Pertanto, il dotto toracico è lungo da 38 a 45 cm; ha un calibro di 4-6 nm~ ed è dotato di numerose valvole. In corrispondenza della sua terminazione, una coppia di valvole impedisce il reflusso del sangue venoso nel dotto toracico. Il dotto toracico di sinistra drena la linfa proveniente dai tessuti costituenti la metà sinistra del capo, del collo, del torace e, ancora, dell’intero addome, di entrambi gli arti inferiori, dei vasi linfatici intestinali e dell’arto superiore sinistro.

Il dotto linfatico destro è un vaso piuttosto breve, essendo lungo circa 1,5 cm. Termina versandosi nella vena brachiocefalica di destra in corrispondenza della sua formazione per il confluire delle vene giugulare interna e succlavia di destra. Il dotto linfatico destro riceve la confluenza dei vasi linfatici della metà destra del corpo e cioè del capo, del collo, del torace, ed anche dell’arto superiore destro.




LA STRUTTURA DEI VASI LINFATICI


La struttura dei vasi linfatici è simile a quella delle vene.
I vasi linfatici più piccoli sono costituiti da un singolo strato di cellule endoteliali. I vasi linfatici di calibro maggiore posseggono tre tonache simili a quelle delle vene, ma più sottili e trasparenti.
Le valvole dei vasi linfatici sono pure simili a quelle possedute dai vasi venosi, ma sono così ravvicinate tra di loro che, conferiscono al vaso un aspetto simile a quello di un filo di perle. Non vi sono valvole nei vasi linfatici minori. Le valvole consentono alla linfa di fluire nella direzione dei vasi linfatici di calibro maggiore e, da questi, nel circolo venoso, mentre ne impediscono il reflusso.




DISTRIBUZIONE


In generale, i vasi linfatici decorrono in prossimità, e parallelamente, ai vasi venosi. Vasi linfatici sono presenti in quasi tutti i tessuti od organi dotati di vasi sanguigni. Sono assenti a livello delle unghie e dei capelli, mentre pervadono abbondantemente gli altri organi. Non vi sono capillari linfatici nell’ambito del nevrasse, nell’orecchio interno, nei tessuti cartilaginei, nell’epidermide, nella milza e nel globo oculare.




CLASSIFICAZIONE


La linfa è drenata dai visceri e dagli arti da un sistema di vasi linfatici superficiali e da un sistema di vasi linfatici profondi.
I “vasi linfatici superficiali” decorrono nel tessuto sottocutaneo accompagnandosi alle vene superficiali.
I “vasi linfatici profondi” decorrono nella tonaca sottomucosa degli apparati polmonari, gastroenterico e genitourinario, oltre che nell’ambito dei muscoli della parete addominale e toracica. I linfatici profondi accompagnano le vene profonde lungo il loro decorso; il loro numero è ristretto; il loro calibro è maggiore di quello dei corrispondenti vasi superficiali.




DOTTI CHILIFERI


I vasi linfatici che originano con delle estroflessioni a fondo cieco nell’ambito dei villi dell’intestino tenue sono denominati “dotti chiliferi”. Nel corso dei processi digestivi, il loro lume si riempie CHILO, una linfa che appare bianco-lattescente a causa della ricchezza del suo contenuto lipidico. I dotti chiliferi confluiscono nei vasi linfatici che attraversano i linfonodi mesenterici e terminano in corrispondenza della cisterna del chili o del Pequet.




FUNZIONI


I vasi linfatici consentono l’inoltro della linfa, formatasi nell’ambito dei tessuti, nel circolo venoso sistemico. I vasi linfatici concorrono alla rimozione del liquido interstiziale trasudato dai capillari sanguigni e al suo ritorno nel torrente circolatorio ematico. Nel lume delle vene brachiocefaliche la linfa si mescola con il sangue destinato a portarsi, successivamente, alla vena cava superiore e all’atrio del cuore destro. I dotti chiliferi svolgono un ruolo importante nell’assorbimento dei prodotti della digestione, in special modo dei lipidi.




FATTORI CHE CONTROLLANO LA CIRCOLAZIONE LINFATICA


Il flusso ininterrotto del liquido interstiziale dei tessuti nei capillari linfatici e, da questi, nel torrente sanguigno venoso è dovuto a tre fattori principali.


10 - Differenze di pressione.


La pressione propria del liquido interstiziale è maggiore di quella della linfa contenuta nei capillari linfatici; inoltre, la pressione della linfa contenuta nei vasi linfatici di calibro maggiore è molto minore di quella propria della linfa presente nei vasi linfatici più piccoli. Pertanto, i vasi linfatici vanno considerati come un sistema di cavità ben delimitate che pongono in comunicazione un territorio ad alta pressione locale, l’interstizio dei tessuti, con un territorio a bassa pressione locale, vale a dire il lume delle grosse vene del collo e del torace.


2° - Mobilità muscolare e valvole dei vasi linfatici.
La contrazione dei muscoli scheletrici comprime i vasi linfatici e spinge la linfa in direzione dei dotti linfatici maggiori. Le numerose valvole possedute dai vasi linfatici rendono praticamente impossibile, in condizioni normali, un reflusso della linfa. Il flusso della linfa dai muscoli a riposo è modesto, ma aumenta nel corso dell’attività o del massaggio. Il flusso del Chili verso la cisterna del Pequet è notevolmente favorito dall’attività peristaltica delle tonache muscolari dell’intestino.


3° - Movimenti respiratori.
Nel corso di ciascun atto inspiratorio la pressione all’interno del dotto toracico diviene minore di quella dei vasi linfatici extratoracici: di conseguenza, la linfa presente in questi ultimi viene aspirata dal dotto. Nel corso del successivo atto espiratorio la pressione all’interno del dotto toracico aumenta: ciò fa si che una parte della linfa in esso contenuta, non potendo refluire a causa della presenza delle valvole, sia spremuta nel lume della vena anonima. Gli stessi meccanismi operano anche per il dotto linfatico destro.




I LINFONODI


Sono piccoli corpi di forma rotondeggiante od ovalare oppure a fagiolo, di dimensioni variabili che si trovano lungo il decorso dei vasi linfatici.
Presentano una depressione detta ILO in corrispondenza della sede di entrata e di uscita dei vasi sanguigni che li irrorano.
I vasi linfatici che arrivano al linfonodo dalla parte opposta all’ilo sono detti vasi afferenti, mentre i vasi linfatici che partono dall’ilo, più grossi e meno numerosi, sono detti vasi efferenti.




SEDE DEI LINFONODI


I vasi linfatici del capo si gettano in tutta una serie di gruppi di linfonodi disposti a cerchio, e che prendono il nome dalla regione che occupano.
Partendo dall’occipite troviamo:

- i linfonodi sott’occipitali;

- i linfonodi auricolari;

- i linfonodi parotidei;

- i linfonodi sottomandibolari;

- i linfonodi sottomentonieri;

- i linfonodi retrofaringei.

Da questi linfonodi partono dei vasi linfatici che vanno a delle catene di linfonodi disposte longitudinalmente lungo il collo. Tra queste catene la più importante è la catena dei linfonodi laterocervicali profondi che si trovano lateralmente al collo, sotto al muscolo sternocleidomastoideo. I linfonodi laterocervicali profondi in basso comprendono un gruppo di linfonodi sopraclaveari, che si trovano nella regione (o fossa) sopraclaveare.
I linfonodi del collo, dopo aver ricevuto la linfa dal capo, la versano nel tronco giugulare destro e sinistro che a sinistra si getta nel dotto toracico e quindi nella vena giugulare sinistra e, a destra, direttamente nella vena giugulare destra.




GRUPPI LINFONODALI DEL CAPO


Linfonodi sott’ occipitali


Ricevono i vasi linfatici che discendono dalla regione occipitale del cuoio capelluto e si trovano in corrispondenza della parte inferiore dell’osso occipitale, bilateralmente.


Linfonodi auricolari


Si trovano in prossimità del padiglione auricolare e si distinguono in: anteriori, posteriori, inferiori. Ricevono la linfa dalla cute, dalla parte posteriore della regione temporale e dal padiglione auricolare.
Linfonodi parotidei


Sono contenuti nella loggia parotidea (che si trova davanti alla parte inferiore dell’orecchio), ricevono la linfa dalla cute delle regioni temporali e frontali, dal padiglione auricolare (tramite i linfonodi auricolari posteriori ed inferiori), dalle palpebre, dalla radice del naso e dalla ghiandola parotide.


Linfonodi sottomandibolari


Si trovano sotto al mento e ricevono la linfa dal labbro inferiore, dalle gengive e dal pavimento della bocca.


Linfonodi retrofaringei


Sono poco importanti. Si trovano dietro la faringe e ricevono la linfa dalle fosse nasali, dal palato e dalla faringe.




LINFONODI DEL COLLO


Linfonodi laterocervicali profondi


Sono un gruppo di linfonodi bilaterali, disposti come una catena in modo longitudinale nella regione laterale del collo, profondamente, sotto al muscolo sternocleidomastoideo, e che si possono distinguere in: sottomastoidei (che si trovano sotto al muscolo sternocleidomastoideo) e spraclaveari (che si trovano nella fossa sopraclavicolare).
Tutti questi linfonodi ricevono la linfa dal capo e dal collo e la scaricano nel tronco linfatico giugulare destro e sinistro.
Esistono inoltre dei linfonodi latero-cervicali superficiali poco importanti.




CIRCOLAZIONE LINFATICA DEGLI ARTI SUPERIORI


I vasi linfatici della mano, dell’avambraccio e del braccio gettano la linfa nei lin.fonodi ascellari, che si trovano nel cavo ascellare. I linfonodi ascellari sono disposti come una piramide con l’apice in alto ed oltre che dall’arto superiore ricevono la linfa da una parte del torace e anche dalla mammella.
Dai linfonodi ascellari la linfa viene scaricata nel tronco linfatico succlavio destro e sinistro.




CIRCOLAZIONE LINFATICA DEL TORACE


I vasi linfatici del torace portano la linfa nei linfonodi del torace che comprendono:

- i linfonodi sternali;

- i linfonodi intercostali;

- i linfonodi diaframmatici;

- i linfonodi mediastinici anteriori, posteriori e bronchiali.

I linfonodi sternali si trovano dietro lo sterno e ricevono la linfa soprattutto dalla parte anteriore del torace e della mammella.

Tutti i linfonodi del torace versano la linfa, in genere, nel tronco linfatico bronco¬mediastinico.




CIRCOLAZIONE LINFATICA DELL’ADDOME E DELLA PELVI


I vasi linfatici dell’addome e della pelvi (piccolo bacino) portano la linfa a tutta una
serie di linfonodi che sono disposti in catene lungo il decorso dei vasi sanguigni
principali, formando dei plessi che sono in continuazione fra loro senza una precisa
linea di confine.
I linfonodi della pelvi e dell’addome comprendono (dal basso all’alto):

- i linfonodi iliaci esterni;

- i linfonodi ipogastrici (o iliaci interni);

- i linfonodi iliaci comuni;

- i linfonodi lomboaortici.

Tutti questi linfonodi sono collegati fra di loro e scaricano la linfa nel dotto toracico,
mentre la ricevono dall’addome e dagli arti inferiori.




CIRCOLAZIONE LINFATICA DEGLI ARTI INFERIORI


I vasi linfatici della gamba e del piede scaricano la linfa che hanno raccolto dalla gamba e dal piede nei linfonodi poplitei contenuti nel cavo popliteo (dietro al ginocchio) e questi a loro volta scaricano nei linfonodi inguinali che si trovano nell’inguine sotto la cute e che si distinguono in: superficiali e profondi.
I linfonodi inguinali ricevono la linfa oltre che dall’arto inferiore anche dai genitali esterni (pene e testicoli nel maschio; clitoride, grandi e piccole labbra e vagina nella femmina). La linfa arriva prima ai linfonodi inguinali superficiali, da qui passa ai linfonodi inguinali profondi, da questi ai linfonodi iliaci esterni e poi ai linfonodi iliaci comuni, ai linfonodi lombo-aortici e infine al dotto toracico che versa nella vena succlavia di sinistra.



FUNZIONI


Ai linfonodi sono attribuite due funzioni assai importanti:


1° - La produzione di linfociti e di immunoglobuline.
La linfa che fluisce nei vasi linfatici efferenti da un linfonodo contiene un numero di linfociti che è sempre superiore a quello presente nella linfa dei vasi efferenti. I linfociti sono generati nell’ambito dei linfonodi per divisione cellulare miotica.


2° - La filtrazione della linfa.
I linfonodi sono intercalati lungo il decorso dei vasi linfatici; la linfa che li attraversa deve percorrere i seni linfatici, venendo così in stretto contatto con le cellule del linfonodo; ciò consente la filtrazione della linfa e il blocco della diffusione di un processo infettivo per via linfatica.
La linfa reflua da un tessuto sede di infezione, convoglia i prodotti del processo
suppurativo, e talora anche i microrganismi infettanti, al primo gruppo di linfonodi intercalato lungo il suo decorso.
A meno che non si tratti di un’infezione grave, i microrganismi sono fagocitati dai macrofagi presenti nei linfonodi, e la linfa che fuoriesce da questi ultimi risulta più o meno completamente sterilizzata. I linfonodi che abbiano fagocitato e/o che stiano distruggendo microrganismi fagocitati appaiono ingrossati e sono dolenti, tanto spontaneamente che alla palpazione; se i microrganismi rimasti nel linfonodo hanno il sopravvento sui processi difensivi da questo posti in atto, allora il linfonodo stesso diviene un focolaio d’infezione.



GLI EDEMI


Un accumulo eccessivo di liquido interstiziale nell’ambito di un tessuto è detto edema. Cause possibili di edema sono:


1° - Interruzione della circolazione linfatica dovuta all’ostruzione dei vasi linfatici (ad esempio per la compressione esercitata da un tumore) o all’ingorgo di un linfonodo (ad esempio in caso d’infezione di quest’ultimo).



2° - L’aumento della pressione all’interno dei capillari sanguigni, conseguente, di solito, ad un aumento della pressione delle vene che li drenano.


3° - Un aumentata permeabilità dell’endotelio dei capillari sanguigni (conseguente, per esempio, ad una reazione allergica).




CONTROINDICAZIONI AL LINFODRENAGGIO



1. Trombosi recenti, in quanto c’è il rischio di embolie.
Tutte le trombosi degli arti inferiori possono venire trattate con una pressione molto lieve ed una tecnica eccellente.


2. In caso di iperftinzione tiroidea.
Tale ghiandola in questo caso non va trattata; quindi non proflindus-terminus bensì occiput-terminus riducendo i tempi del trattamento.


3. In caso di attacchi di asma bronchiale, in quanto può scatenare attacchi maggiori. Eventualmente trattare i soggetti negli intervalli degli attacchi. Tralasciare inoltre i massaggi in regione sternale.


4. Non trattare edemi dovuti ad insufficienza del cuore destro, per il pericolo che un simile trattamento aumenti la pressione del sangue nel circolo polmonare, il che porterebbe ad un edema polmonare.
I cardiopatici possono essere curati con il linfodrenaggio per affezioni non edemigene (ad esempio per cefalee).


5. In caso di un neo che faccia sospettare uno stato precanceroso.


6. Durante le mestruazioni non eseguire alcun trattamento sull’addome.


7. Su persone ipotese non si esegue MAI il linfodrenaggio su tutto il corpo, ma trattare solo piccole parti.


8. Qualsiasi malattia maligna e tutte le infiammazioni acute: le cellule malate, batteri e virus verrebbero trasportati dal sistema linfatico e i linfonodi verrebbero attaccati e distrutti e arrivando al sangue verrebbero distribuiti in tutto il corpo. Sarebbe una catastrofe.


9. Su linfonodi ingrossati.


10. In presenza di Stato Febbrile





TRATTAMENTO DELL’ADIPE
LA CUTE


La pelle è l’involucro del nostro organismo e crea una barriera verso l’ambiente che ci circonda. E’ costituita da due strati principali: l’EPIDERMIDE e il DERMA, separati l’uno dall’altro da una membrana basale priva di cellule.
L’epidermide si divide in 5 strati; il derma in 3 e ognuno di essi ha un compito ben preciso.



EPIDERMIDE


Dal più superficiale al più profondo gli strati sono:


1. STRATO CORNEO: è lo strato più superficiale a contatto con l’ambiente esterno, si chiama così perché contiene cheratina, che è la componente principale dei corni e ha una funzione di protezione contro agenti meccanici e fisici.


2. STRATO LUCIDO: non è presente dovunque sull’organismo, ma solo in alcune zone ad esempio sul palmo delle mani e sulla pianta dei piedi. Queste zone sono particolarmente sensibili agli stimoli esterni perché ricche di terminazioni nervose. Quindi la caratteristica dello strato lucido è di essere ricco di terminazioni nervose.


3. STRATO GRANULOSO: è caratterizzato dal fatto che, all’interno delle cellule di questo strato ci sono dei granuli prevalentemente di melanina. Questa sostanza ha una funzione di protezione nei confronti dei raggi ultravioletti che sono presenti nei raggi del sole e che sono pericolosi per l’organismo perché alterano il nucleo delle cellule (tumori).


4. STRATO SPINOSO: si chiama così perché le membrane delle cellule che lo compongono presentano delle estroflessioni chiamate appunto spine, le quali si intrecciano a vicenda formando un solido reticolo che da consistenza alla cute.


5. STRATO GERMINATIVO: è un unico strato di cellule che formano dei rilievi. Le cellule dello strato germinativo hanno la caratteristica di riprodursi e di passare man mano negli strati successivi e sostituire quelle che vengono successivamente eliminate dallo strato corneo.



L’epidermide non ha vasi sanguigni che permettono di far uscire sostanze nutritizie dalle loro pareti. Il nutrimento arriva per diffusione del sangue che è contenuto nei capillari del derma.





IL DERMA


Il derma è costituito da tre strati:


1. STRATO SUPERFICIALE (o papillare): è costituito da zone di derma che si chiamano papille dermiche che si introducono negli spazi formati dallo strato germinativo. Queste papille dermiche contengono i capillari con i quali si nutre l’epidermide.


2. STRATO INTERMEDIO O RETICOLARE


3. STRATO PROFONDO
Il derma si trova subito sotto l’epidermide ed è sede di vasi e di terminazioni nervose. Nello strato profondo arrivano le arteriole che formano poi, ramificandosi, una specie di rete nello strato intermedio (o reticolare) dove si intrecciano, si fondono, si concatenano a vicenda. Passano poi allo strato superficiale dando luogo ai capillari che si trovano sulle papille dermiche. I capillari poi si riuniscono a formare le venule.
Sotto il derma c’è il tessuto sottocutaneo costituito prevalentemente da connettivo e da grasso e può essere più o meno spesso.




LA CELLULITE


Definizione: Il vocabolario alla voce cellulite recita: “Accumulo patologico di tessuto adiposo e acqua nel tessuto sottocutaneo, e la seguente deformazione esterna”.


Questa deformazione patologica è sempre stata comunque una caratteristica del corpo femminile.


Quello che si è molto modificato, nel corso degli anni, è stato l’atteggiamento mentale verso la cellulite.
Tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo, per esempio, le donne floride, prosperose (e ricche di cellulite) erano considerate tra le più attraenti e femminili.
Nella nostra epoca, contrassegnata da una forte attenzione per la linea e per la forma fisica, la cellu lite è diventata il nemico numero uno delle donne che, per sconfiggerla, si sottopongono a trattamenti d’ogni tipo, da quelli estetici a quelli chirurgici.


Per evitare di arrivare a soluzioni così drastiche come quelle chirurgiche o ad uno stadio di formazione della cellulite quasi irreversibile, bisogna attuare la prevenzione necessaria, che passa attraverso il connubio alimentazione, attività fisica costante e massaggi mirati.


Modificare la propria alimentazione in questa funzione e conservarla per quasi tutta la vita non è facile, ma ne vale veramente la pena.
Almeno si provi per qualche tempo, per sincerarsi dei risultati. Una cattiva alimentazione, infatti, provoca disturbi come la stipsi (stitichezza), che favorisce la ritenzione idrica e conseguentemente compromette la circolazione: tutti elementi che accelerano la comparsa della cellulite.


La cellulite si origina dall’alterazione della struttura sottocutanea (il pannicolo), cioè di quello strato di tessuto ricco di cellule adipose che si trova sotto la pelle. La modificazione di questo tessuto adiposo, e la conseguente comparsa di cellulite, è il segnale che qualcosa nell’organismo non funziona in modo corretto. Significa che cause esterne (per esempio stress, sedentarietà, problemi ormonali, intossicazioni, cattiva alimentazione) hanno dato il via a una serie di alterazioni del grasso sottocutaneo. Queste, a loro volta, hanno provocato la cellulite.
La principale di queste alterazioni è una cattiva circolazione venosa e linfatica (la linfa è un liquido che raccoglie i materiali di scarto dell’organismo e scorre in canali paralleli a quelli del sangue). In secondo luogo la comparsa della cellulite indica che c’è una ritenzione di liquidi da parte dei tessuti (favorita dalla cattiva circolazione). Se, a un * quadro come quello sopra esposto, aggiungiamo un disturbo come la stipsi, cioè difficoltà nell’evacuazione, la situazione si compromette a livello circolatorio ancora di più. Infatti, come vedremo, anche il cattivo funzionamento dell’intestino può impedire lo smaltimento dei liquidi e delle scorie dai tessuti.



LE TRE FASI DELLO SVILUPPO DELLA CELLULITE E LA RITENZIONE IDRICA


Il problema della cellulite e della ritenzione idrica (cioè dell’accumulo di liquidi tra i tessuti dell’organismo) sono connessi strettamente tra loro, tanto è vero che la dieta per risolvere questi due disturbi è la stessa. Occorre ricordare che nel nostro corpo ci sono tre diversi tipi di circolazione: quella arteriosa, quella venosa e quella linfatica.


Alla circolazione arteriosa è deputato il compito di trasportare il sangue purificato dal fegato e dai polmoni attraverso il corpo, per nutrire e ossigenare i tessuti.


Il compito della circolazione venosa è quello di raccogliere il sangue già utilizzato dai tessuti del corpo, e quindi ricco di tossine, e di trasportarlo al fegato e ai polmoni perché venga “ripulito”.


La circolazione linfatica è costituita invece da una rete di piccolissimi canalini che trasportano i liquidi linfatici. Questi sono ricchi di scorie che devono essere eliminate, passando prima attraverso i vasi venosi del torace, e di lì ai reni e al fegato. Ciò premesso, l’insorgere della cellulite può essere scisso in tre fasi.




PRIMA FASE


Per motivi diversi (stress, stipsi, fattori ereditari, fumo, sedentarietà, abuso di medicinali come la pillola anticoncezionale, cause ormonali, ma soprattutto cattiva alimentazione), la circolazione venosa e linfatica può rallentare e si verificano microlesioni a livello delle pareti dei capillari.


I liquidi e le tossine in essi contenuti tendono a travasare nei tessuti
e a fermarsi qui, ma dal momento che questa non è la loro sede
naturale, l’organismo non conosce meccanismi per eliminarli.


A causa di questi problemi circolatori, compaiono degli edemi (gonfiori) localizzati soprattutto intorno alle caviglie, ai polpacci, alle gambe, alle cosce, alle braccia.
Questi edemi sono provocati dalla presenza nel tessuto adiposo di liquidi fuoriusciti dai vasi sanguigni. Questi liquidi che ristagnano e di cui il corpo non riesce più a liberarsi, normalmente fanno apparire la pelle molle; toccandola si può avvertire la perdita di tono e di elasticità.
Questo è solo l’inizio di una serie di reazioni a catena che non fanno altro che peggiorare le cose e che sembrano un bollettino di guerra.




SECONDA FASE


Quando i liquidi penetrano tra i tessuti, le cellule adipose tendono a distanziarsi l’una dall’altra e non riescono più a svolgere le loro normali funzioni metaboliche.
Le fibre elastiche (strutture che hanno la proprietà di rendere la pelle morbida e tesa) sono compresse dall’ingrossamento delle cellule adipose. Ecco che allora la cute comincia ad apparire meno elastica e perde anche la sua caratteristica luminosità. Anche le fibre di collagene (quelle che formano l’impalcatura dei tessuti e hanno una funzione di sostegno) degenerano. Ecco che allora il circolo vizioso è compiuto: il sangue pulito proveniente dalle arterie non riesce più ad affluire bene attraverso i tessuti e quello venoso, ricco di tossine, non riesce ad essere smaltito velocemente e si accumula.
Risultato: le sostanze tossiche continuano ad essere assorbite dai tessuti, peggiorando di giorno in giorno la situazione. In seguito il tessuto, non riuscendo più a svolgere le sue normali funzioni, modifica la sua struttura.
Le fibre di collagene (che svolgono un’azione di sostegno dei tessuti) si alterano e i capillari si induriscono. Compare la cosiddetta “buccia d’arancio”.




TERZA FASE: ma non è tutto.


Con l’andare del tempo, il tessuto connettivo (una sostanza gelatinosa di rivestimento che si trova in tutti gli organi del nostro corpo) viene alterato in modo irrimediabile.
Le molecole di cui esso è costituito cominciano ad ammassarsi e a rendere questo tessuto sempre più duro e spesso. Alla fine, queste modificazioni del tessuto coinvolgono tutte le altre strutture: cellule adipose, vasi sanguigni, acqua, fibre elastiche e collagene. Se prima queste strutture erano soltanto “malate” (vale a dire vi era ritenzione idrica), alla fine le alterazioni diventano tali da creare tanti piccoli noduli di grasso imprigionato. Noduli che sono ormai immodificabili.


E’ l’ultimo stadio della cellulite: quello contro cui ormai non c’è più nulla da fare! Nel terzo stadio, la cellulite è definita “sclerotica”. Il tessuto diventa duro al tatto, con avvallamenti e macchie di colore. La pelle assume un aspetto detto impietosamente “pelle a materasso”. Quando si arriva a questo livello la situazione è compromessa in modo quasi definitivo ed è molto difficile una regressione.


Statisticamente questo disturbo colpisce la maggior parte delle donne di razza bianca (alcune ricerche parlano di una percentuale pari all’80%). Le donne di altre razze sono più fortunate: l’incidenza del disturbo è molto inferiore. Le donne più predisposte sono quelle “mediterranee”, cioè con una conformazione fisica cosiddetta pera”, con fianchi larghi ricchi di cellule adipose e con cosce robuste. Questa conformazione caratteristica della donna mediterranea è dovuta, in genere, al suo corredo ormonale più ricco di estrogeni.
Questi ormoni favoriscono la ritenzione dei liquidi e quindi potrebbero contribuire all’insorgere della cellulite. E’ stato inoltre dimostrata di questo disturbo; questo significa che se una donna ha parenti che soffrono di cellulite, probabilmente ne soffrirà a sua volta. Non solo in base a leggi matematiche sull’ereditarietà, ma in base al fatto che ha in comune con le sue parenti molte caratteristiche fisiche che la rendono predisposta. Anche le ragazze che arrivano al momento dello sviluppo in soprappeso rappresentano un facile bersaglio per la cellulite. Quando il soprappeso si manifesta molto presto, infatti, le gambe sottoposte a un carico eccessivo vanno soggette a gonfiori. E, alla fine, non riescono più a smaltire i liquidi accumulati.




CURA E TERAPIA


La cellulite si cura e si previene tutto l’anno. Non basta, infatti, occuparsene giusto due mesi prima della prova-bikini. Sappiate che, per combattere efficacemente la cellulite dovete controllarla sempre, adottando tutti gli accorgimenti che vi avrà consigliato lo specialista. Se non siete determinate e, dopo 10 sedute di trattamenti specifici anticellulite, pensate di averla debellata per sempre, vi sbagliate.


In linea di massima, i trattamenti che prevedono applicazioni sulla pelle sono utili per migliorare la circolazione e l’aspetto levigato della superficie. Di solito le terapie che coinvolgono gli strati più profondi della pelle sono maggiormente efficaci e quindi trovano una giusta applicazione nei casi di cellulite più avanzata. Poche sedute invece possono essere particolarmente efficaci nei primi stadi di cellulite.
Le prime cose da prescrivere alle clienti come terapia di base sono la dieta, esercizi fisici e massaggi mirati anticellulite.




DIETA


Per prevenire, contrastare e curare la cellulite è indispensabile seguire un regime alimentare adeguato.


Non si parla quindi di dieta vera e propria, ma di regole da seguire:


1. ricordare di bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, per lo più lontano dai pasti, per eliminare le tossine e aiutare la diuresi;


2. diminuire il consumo di sale, perché favorisce la ritenzione di liquidi nei tessuti;


3. evitare cibi: dolci di ogni tipo, cioccolate, carni grasse, insaccati, grassi animali, pan/e, formaggi grassi e fermentati, fritti, bibite, dolcificanti, superalcolici.


4. non eliminare i farinacei: preferire il riso e la pasta integrale;


5. abbondate nel consumo di frutta e verdura, soprattutto cruda;


6. non bisogna eliminare i grassi, perché sono indispensabili al nostro corpo per il metabolismo di alcune vitamine.



Questo deve essere regola di vita. In generale, una dieta anticeltulite non deve diminuire il numero delle calorie ma soprattutto la quantità di grassi in modo che questi non superino il 20% deI totale apporto calorico.
In pratica è meglio che le calorie arrivino attraverso l’alimentazione:
dalle proteine, dai carboidrati, piuttosto che dai grassi. E’ corretto quindi dire che i grassi fanno aumentare la cellulite.




ESERCIZIO FISICO


Come mai a parità di peso, età e statura una donna sembra magra e un’altra ha invece un aspetto rotondetto?
La prima avrà una massa composta prevalentemente da muscoli, e poco grasso, mentre la seconda avrà molto più grasso. Quest’ultimo, infatti, occupa cinque volte lo spazio del muscolo. Ecco perché l’attività fisica aiuta a sviluppare i muscoli, riattivando la circolazione e bruciando i grassi in eccesso. Inoltre il movimento muscolare funziona come una pompa che stimola il circuito venoso e aiuta a riassorbire i liquidi interstiziali. Inoltre, migliora l’attività del sistema cardio-vascolare.



.

.